Quello che conta è “l’ALTRO”.

Pago più di ogni altra capacità al mondo, la dote di saper trattare con la gente. (J.D.Rocefeller Senior)

John Davison Rockefeller è stato un imprenditore e filantropo statunitense.Influente capitalista e industriale statunitense, fu il riformatore mondiale dell’industria petrolifera e la portò a una espansione senza precedenti: in questo settore fondò la Standard Oil, una delle più grandi compagnie di sempre.

Convincere un superiore della correttezza del proprio punto di vista; liquidare amichevolmente divergenze d’opinione; indurre un collaboratore a riconoscere la necessità di un provvedimento forse impopolare; offrirsi per un incarico che richieda requisiti superiori; fare accettare una nuova idea, ottenere dai propri figli ecc.

Che si voglia mettere su un’impresa o che ci si voglia cimentare nell’antico gioco della politica o diventare un artista o mille altre cose ancora; dobbiamo metterci in testa che il nostro successo lo decreterà l’altro; sempre e solo “l‘altro“.

Prendiamo due uomini tra loro contemporanei Nicola Tesla  e  Thomas Edison.  Il primo (Nicola Tesla inventore della corrente alternata) convintissimo ricercatore  ma pessimo comunicatore è morto in solitudine in una stanza d’albergo dimenticato da tutti. Edison al contrario ottimo  e scaltro uomo d’affari è ricordato dal mondo intero.

L’arte di sapersi confrontare con l’altro è fondamentale per il raggiungimento del personale successo. Ignorare questo fondamento è la via migliore per avere sicuramente tanti, tanti e ancora tanti problemi.  Fatelo vostro unitelo ad un pò di “agire” e vedrete che le cose cambieranno.
 Se ci riflettete attentamente vedrete che non esiste un “successo” che non sia stato tributato “dall’altro”. Un “altro” che dobbiamo saper entusiasmare, risvegliare dal proprio  torpore, convincere , fare sognare, insomma qualcuno che dobbiamo  saper “mettere in moto”.

C’è chi per tutta la vita si fa mettere in moto dagli altri e c’è chi sa mettere in moto gli altri; a questi ultimi si deve l’evoluzione ed il progresso  del mondo. Sono gli arditi conquistatori del domani. Qualunque sia il loro ruolo, sono i costruttori del futuro.

Ma come si fà a “mettere in moto” gli altri? 

 Nelson Rolihlahla Mandela, OM (Qunu, Transkei, 18 luglio 1918) è stato il primo Presidente del Sudafrica dopo la fine dell’apartheid. A lungo uno dei leader del movimento anti-apartheid, organizzò anche azioni di sabotaggio e guerriglia. Nel 1993 ricevette il Premio Nobel per la pace.

“Nessuno  nasce odiando  qualcun’altro … Le persone odiano  perchè hanno IMPARATO ad odiare…”  (Nelson Mandela)

Ecco  una bellissima dimostrazione dell’enormi capacità che abbiamo, che il nostro cervello ha.  Provate a pensare alla potenza ed all’intensità di un semplice comportamento denominato ” ODIARE”. Provate a pensare a quante persone si sono attivate e si attivano sulla base di questo programma.

Non sto tessendo le lodi all’odio ma solo sottolineare che l’odio è un comportamento appreso dal nostro cervello. Un comportamento, come la depressione o le fobie, che non avevamo all’inizio della nostra vita e che il nostro cervello ha appreso

Immaginate di imparare un nuovo processo “METTERE IN MOTO L’ALTRO” che abbia la stessa intensità e forza motivazionale che ha l’odiare  . Ribalteremmo il mondo intero.

Il guaio è che spesso l’apprendimento è involontario e casuale.    A volte apprendiamo casualmente a seguito di esperienze “forti”, altre volte , le peggiori, apprendiamo  comportamenti che qualcun’altro ha voluto  farci apprendere.

Imparare a controllare l’apprendimento del nostro cervello è importantissimo ai fini del nostro successo personale.

E’ una cosa che chiunque può imparare a fare e può farlo VELOCEMENTE.

Nelson Mandela parla di “imparare ad Amare” io mi voglio limitare solo a dire che possiamo imparare a “VEDERE ” il nostro prossimo per quello che è realmente e quindi rivolgerci a lui consapevolmente senza mai “ignorarlo“.

E non sto parlando della piramide dei bisogni umani ideata da Maslow.

Sto parlando  di qualcosa di più .

Quando parlo di “vedere” l’altro intendo dire di “VEDERE” nel vero senso della parola e non metaforicamente. E nel momento che riusciremo a VEDERLO otteremo da lui la Luna in segno di gratitudine per l’immenso favore che gli avremo reso.

Alla fine dei conti chi sa mettere in moto il proprio “altro”  fa proprio e solo questo: VEDE IL PROPRIO INTERLOCUTORE.

Please follow and like us:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *