ma come si f a parlare di realtà?

Siamo intrappolati in una scatola priva di qualunque apertura verso l’esterno, vediamo il mondo attraverso due periferiche che inviano qualcosa (immagine rovesciata, sbiadita con un bel foro al centro dell’immagine ) al cervello il quale ricostruisce ed interpreta le informazioni ricevute proponendoci un’ immagine parziale (ad esempio non vediamo tutte le lunghezze d’onda) arricchendola (I colori non esistono ma noi crediamo di vederli). Udiamo i suoni tramite due periferiche (le orecchie) che inviano qualcosa di parziale (non udiamo tutte le frequenze) al cervello che decodifica e trasforma in un qualcosa di comprensibile per noi. Comunichiamo in forma scritta con dei segni su un foglio o in forma verbale con dei suoni codificati certi che “l’altro” li interpreterà entrambi proprio come vogliamo noi proprio secondo quello che noi crediamo la raltà delle cose..

Ci rendiamo conto che noi non sappiamo proprio cosa sia la realtà .

Eppure tutti i giorni sento persone dichiarare che la realtà giusta è la loro, che loro sono i detentori della verità perchè “la realtà delle cose è..” ecc..

Tra noi e la realtà ci sta di mezzo una scatola ed un sofisticato elaboratore che INTERPRETA le informazioni ricevute le RICOSTRUISCE a suo uso e consumo e ci propone una “SUA” realtà .

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Quello che conta è “l’ALTRO”.

Pago più di ogni altra capacità al mondo, la dote di saper trattare con la gente. (J.D.Rocefeller Senior)

John Davison Rockefeller è stato un imprenditore e filantropo statunitense.Influente capitalista e industriale statunitense, fu il riformatore mondiale dell’industria petrolifera e la portò a una espansione senza precedenti: in questo settore fondò la Standard Oil, una delle più grandi compagnie di sempre.

Convincere un superiore della correttezza del proprio punto di vista; liquidare amichevolmente divergenze d’opinione; indurre un collaboratore a riconoscere la necessità di un provvedimento forse impopolare; offrirsi per un incarico che richieda requisiti superiori; fare accettare una nuova idea, ottenere dai propri figli ecc.

Che si voglia mettere su un’impresa o che ci si voglia cimentare nell’antico gioco della politica o diventare un artista o mille altre cose ancora; dobbiamo metterci in testa che il nostro successo lo decreterà l’altro; sempre e solo “l‘altro“.

Prendiamo due uomini tra loro contemporanei Nicola Tesla  e  Thomas Edison.  Il primo (Nicola Tesla inventore della corrente alternata) convintissimo ricercatore  ma pessimo comunicatore è morto in solitudine in una stanza d’albergo dimenticato da tutti. Edison al contrario ottimo  e scaltro uomo d’affari è ricordato dal mondo intero.

L’arte di sapersi confrontare con l’altro è fondamentale per il raggiungimento del personale successo. Ignorare questo fondamento è la via migliore per avere sicuramente tanti, tanti e ancora tanti problemi.  Fatelo vostro unitelo ad un pò di “agire” e vedrete che le cose cambieranno.
 Se ci riflettete attentamente vedrete che non esiste un “successo” che non sia stato tributato “dall’altro”. Un “altro” che dobbiamo saper entusiasmare, risvegliare dal proprio  torpore, convincere , fare sognare, insomma qualcuno che dobbiamo  saper “mettere in moto”.

C’è chi per tutta la vita si fa mettere in moto dagli altri e c’è chi sa mettere in moto gli altri; a questi ultimi si deve l’evoluzione ed il progresso  del mondo. Sono gli arditi conquistatori del domani. Qualunque sia il loro ruolo, sono i costruttori del futuro.

Ma come si fà a “mettere in moto” gli altri? 

 Nelson Rolihlahla Mandela, OM (Qunu, Transkei, 18 luglio 1918) è stato il primo Presidente del Sudafrica dopo la fine dell’apartheid. A lungo uno dei leader del movimento anti-apartheid, organizzò anche azioni di sabotaggio e guerriglia. Nel 1993 ricevette il Premio Nobel per la pace.

“Nessuno  nasce odiando  qualcun’altro … Le persone odiano  perchè hanno IMPARATO ad odiare…”  (Nelson Mandela)

Ecco  una bellissima dimostrazione dell’enormi capacità che abbiamo, che il nostro cervello ha.  Provate a pensare alla potenza ed all’intensità di un semplice comportamento denominato ” ODIARE”. Provate a pensare a quante persone si sono attivate e si attivano sulla base di questo programma.

Non sto tessendo le lodi all’odio ma solo sottolineare che l’odio è un comportamento appreso dal nostro cervello. Un comportamento, come la depressione o le fobie, che non avevamo all’inizio della nostra vita e che il nostro cervello ha appreso

Immaginate di imparare un nuovo processo “METTERE IN MOTO L’ALTRO” che abbia la stessa intensità e forza motivazionale che ha l’odiare  . Ribalteremmo il mondo intero.

Il guaio è che spesso l’apprendimento è involontario e casuale.    A volte apprendiamo casualmente a seguito di esperienze “forti”, altre volte , le peggiori, apprendiamo  comportamenti che qualcun’altro ha voluto  farci apprendere.

Imparare a controllare l’apprendimento del nostro cervello è importantissimo ai fini del nostro successo personale.

E’ una cosa che chiunque può imparare a fare e può farlo VELOCEMENTE.

Nelson Mandela parla di “imparare ad Amare” io mi voglio limitare solo a dire che possiamo imparare a “VEDERE ” il nostro prossimo per quello che è realmente e quindi rivolgerci a lui consapevolmente senza mai “ignorarlo“.

E non sto parlando della piramide dei bisogni umani ideata da Maslow.

Sto parlando  di qualcosa di più .

Quando parlo di “vedere” l’altro intendo dire di “VEDERE” nel vero senso della parola e non metaforicamente. E nel momento che riusciremo a VEDERLO otteremo da lui la Luna in segno di gratitudine per l’immenso favore che gli avremo reso.

Alla fine dei conti chi sa mettere in moto il proprio “altro”  fa proprio e solo questo: VEDE IL PROPRIO INTERLOCUTORE.

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“Cervello” e “Mente” sono la stessa cosa?

La risposta  è:  no.  Il cervello è un organo, composto da neuroni e cellule gliali ed altro, con un peso di circa 1,5 kg e contenuto nella scatola cranica. La mente invece è una complicatissima funzione che emerge dall’interazione di numerose funzioni svolte dai neuroni che compongono quest’organo. In effetti è qualcosa di davvero stupefacente e per comprenderlo bisogna accettare una frase cara alla psicologia della Gestalt:

Il tutto è più della somma delle parti

Vale a dire che non si può spiegare la mente guardano al funzionamento di un solo neurone, ma se si ripete miliardi di volte lo stesso funzionamento e si aggiunge l’interazione tra essi, a quel punto emerge una proprietà che non esisteva al livello precedente. Così la mente emerge dall’interazione tra miliardi di singole cellule.

Vocabolario Treccani

ménte s. f. [lat. mens mĕntis, affine al lat. meminisse e al gr. μιμνήσκω «ricordare»]. – 1Il complesso delle facoltà umane che più specificamente si riferiscono al pensiero, e in partic. quelle intellettive, percettive, mnemoniche, intuitive, volitive, nella integrazione dinamica che si attua nell’uomo

La Mente è uno dei concetti più affascinante e difficile da afferrare. Vi sono due correnti di pensiero: la prima, coerente con la visione riduzionista della scienza ufficiale, sostiene che la mente sia un fenomeno puramente cerebrale e che ogni attività mentale abbia luogo in una precisa area del cervello; la seconda suggerisce che essa sia qualcosa di più sottile della semplice materia cerebrale e si estenda ben oltre il corpo fisico.
I neuro scienziati e i fisici credono che mettendo in atto un’infinità di esperimenti tendenti a scomporre la materia e il cervello, si possa arrivare alla fine a comporre il puzzle di tutti i risultati parziali e spiegare sia la realtà fisica sia fenomeni complessi e poco tangibili come la mente e la coscienza.
Secondo Karl Pribram ed altri la mente è un ologramma che registra la sinfonia complessiva degli eventi vibratori del cosmo.
Il fisico Alain Aspect ha dimostrato sperimentalmente che le informazioni scambiate tra le particelle elementari sono di tipo non locale e avvengono ad una velocità superiore a quella della luce, perché allora non supporre che la stessa cosa possa avvenire anche per lo scambio di informazioni tra gli esseri viventi essendo anch’essi costituiti da particelle elementari?

Il biologo Sheldrake asserisce che esistono campi d’informazione, chiamati anche campi morfogenetici, che si estendono nello spazio. Tutti gli esseri viventi possono accedere a questi campi attraverso il loro cervello. Poiché secondo questa teoria la Mente e la Coscienza sono campi non localizzati nel corpo, ai quali tuttavia è possibile accedere tramite organi materiali come il cervello, possiamo dedurne la loro indipendenza dal corpo e conseguentemente la  sopravvivenza alla morte fisica.
Secondo Sheldrake ogni stato mentale di un individuo può entrare in risonanza con quello di tutti gli altri esseri viventi e scambiare informazioni. Se tutti siamo collegati tramite i campi morfogenetici allora fenomeni extrasensoriali come la telepatia e la sensazione di essere osservati possono essere facilmente spiegati.


E’ possibile dire cosa sia la Mente ?

Per Gregory Bateson : La mente dopo aver spiegato tutto, è divenuta ciò che deve essere ancora spiegato”.

Dopo aver letto decine di libri e consultato centinaia di siti web su questi argomenti il risultato è stato abbastanza deludente e frustrante, infatti, sembra proprio di essere ancora molto lontani da risposte definitive e le teorie sono tante quanti gli scienziati e i filosofi che se ne sono occupati. La cosa interessante, almeno per me,  è lo scoprire che l’argomento è allo studio anche nei templi della scienza e non solo della religione e confido che un giorno sicuramente ne sapremo molto di più. Come siamo arrivati a vivere nello spazio sicuramente capiremo meglio il concetto di mente e molto altro.

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MERCE DA RE

..viviamo in un epoca in cui molti sono in grado di realizzare imprese meravigliose quasi dal giorno alla notte, di toccare vertici di successo un tempo inimmaginabili.
Prendete per esempio Steve Jobs. Era un ragazzo in blujeans senza un soldo in tasca ma aveva un idea ed ha creato l’APPLE in un tempo straordinariamente breve.
Guardate Ted Turner, ha creato un impero partendo da un mezzo di comunicazione all’epoca pressoché sconosciuto. Oppure personaggi dello spettacolo come Steven Spealberg o Bruce Springsteen
o ancora uomini d’affari come Joe Iacocca o Ross Perot.
Che cosa hanno in comune questi uomini?
La risposta è IL POTERE.
Potere è una parola gravida di emozioni. Per alcuni ha una connotazione negativa, c’è chi lo brama mentre altri se ne sentono contaminati come se si trattasse di qualcosa di corrotto e sospetto.
E per voi cos’è esattamente il potere?
Io non intendo il potere come conquista o come qualcosa da imporre: questo è un tipo di potere che raramente dura a lungo. D’altro canto , bisogna arrendersi all’evidenza: il potere in questo mondo è una costante. O voi realizzate le vostre idee o qualcun’altro lo farà AL VOSTRO POSTO.
Fate quel che volete fare oppure dovrete adeguarvi ai programmi che altri elaborano per voi.

Il vero potere è condiviso non imposto . Consiste nella capacità di definire i bisogni umani e nel soddisfarli, sia i propri che quelli delle persone care; consiste nella capacità di governare il proprio personale reame, i propri processi mentali, il proprio comportamento allo scopo di ottenere esattamente i risultati desiderati.

La nostra non è più una cultura primariamente industriale bensì una cultura della comunicazione.
nella nostra epoca, nuove idee, movimenti e concetti trasformano il mondo quasi quotidianamente, che si tratti della fisica dei quanti oppure di faccende terra terra come gli hamburger meglio commercializzati.
Se c’è qualcosa che caratterizza il mondo moderno è il massiccio quasi inimmaginabile flusso di dati e informazioni.
Nella nostra società, coloro che sono in possesso dell’informazione e dei relativi mezzi per comunicarle hanno ciò che un tempo possedevano i Re: potere illimitato.
L’aspetto interessante è che oggi la chiave del potere è da disposizione di tutti noi.
Ma allora, se è vero che l’informazione ed i relativi mezzi di comunicazione sono a disposizione di tutti: come si spiega che alcune persone riescono mentre altre si limitano a sbarcare il lunario?
Perché non tutti siamo dotati di potere, felici, ricchi, sani, coronati dal successo?
Il fatto è che persino nell’era dell’informatica, l’informazione non basta. Se tutto ciò di cui abbiamo bisogno fossero idee ed un modo di pensare concreto , da ragazzi tutti avremmo potuto realizzare i nostri sogni, i nostri progetti.
L’AZIONE, ecco il minimo comune denominatore di ogni grande successo.
L’azione è ciò produce risultati.
In fin dei conti “POTERE” significa letteralmente “ FACOLTA’ DI AGIRE”

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Chi guida il bus?


La maggior parte degli individui non utilizza attivamente e soprattutto deliberatamente il proprio cervello: Il cervello è una potente macchina alla quale si sono dimenticati di inserire un interruttore provvisto della posizione OFF, e quindi è sempre e costantemente in funzione. Famelico di elaborazioni com’è , se non gli si da qualcosa da fare “lui” , per non annoiarsi, se lo inventa.
Se il cervello se ne sta li senza fare niente ad un certo punto comincerà a fare qualcosa e non pare che gli importi molto che cosa. A voi può importare ma a “lui” no.

Provate a fissare la lancetta dei secondi del vostro orologio con il preciso scopo di non pensare a nulla e tanto meno alla lancetta dei secondi che si muove. Partite a fare l’esperimento quando la lancetta passa sopra le 12 e fermatevi appena vi rendete conto che avete pensato a qualcosa: il colore della lancetta, la sua velocità oppure qualcosa che vi è venuto in mente e quant’altro.
Appena vi accorgete che avete pensato, immaginato sentito qualcosa fermate l’esperimento e guardate quanti secondi sono passati da quando avete cominciato. Rimarrete stupiti del tempo che siete riusciti a non pensare a nulla. (probabilmente una manciate di secondi).

Il nostro cervello è costantemente in elaborazione e detesta non fare nulla. Se prendiamo qualcuno e lo mettiamo in una camera di deprivazione sensoriale tutta bianca senza finestre con le pareti imbottite; un posto insomma che non permette esperienze sensoriali esterne ”Lui” ad un certo punto comincerà a creare esperienze interne assolutamente reali. Ad un certo punto potrà tranquillamente instaurare un bellissimo dialogo con delle voci che gli parlano.

Allo stato attuale possiamo dire che la maggioranza delle persone è come se stesse seduto sul sedile posteriore di un pullman dove alla guida non ci sia nessuno o peggio qualcun’altro che sicuramente non farà i nostri interessi.

Per molti il cervello è una macchina che a volte zoppica o funziona talmente male da portarci a dire
che non riusciamo ad apprendere, non riusciamo a capire, non riusciamo a fare e cos’ì via.

Il punto però è che non è il cervello che non funziona ma è il software che abbiamo inserito che non funziona al meglio.
Il nostro cervello è una macchina perfettamente funzionante, anzi, funziona persino troppo rapidamente ed questo a creare qualche problema. (naturalmente parliamo dei cervelli biologicamente integro con tutti i neuroni al loro posto).
Il cervello è una macchina condannata all’apprendimento (provate a dimenticare che 2×2 fa 4) e soprattutto condannato ad apprendere qualsiasi cosa gli si ponga davanti. A lui non interessa più di tanto cosa impara, a lui interessa solo imparare e lo fa ad una velocità impensabile.

Quando ci lamentiamo che non siamo in grado di memorizzare qualcosa in realtà evidenziamo solo la nostra incapacità di reperire le informazioni che precedentemente abbiamo introdotto.
E’ solo una questione di software.

 Al cervello non interessa se qualcosa ci può fare stare male o bene. Se a lui va di farci rivivere in tutta la sua completezza sensoriale l’ultimo litigio che abbiamo avuto con nostra moglie , fidanzata o chiunque altro noi la rivivremo in tutto il suo splendore anche dopo mesi o anni facendoci star male esattamente come la prima volta.

Questo non è forse la dimostrazione della “SUA” capacità di apprendimento e memorizzazione ?

Un altro grande, grandissimo problema relativo al cattivo uso del cervello riguarda il fatto che le persone sono convinte dell’immutabilità del proprio cervello e anche quando qualcuno pensa che sia modificabile è comunque convinto dell’enorme difficoltà da superare per ottenere un qualche cambiamento.
In realtà il nostro cervello è il nostro più veloce e fedele servitore. Basta solo sapere come impartirgli ordini, convincersi che “lui” è li per servirci ed il gioco è fatto.
Chiedetegli di fare qualcosa e “LUI” lo farà con estrema velocità e precisione.
Non chiedetegli di fare qualcosa e “LUI” si inventerà qualcosa da fare!

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Le tre malattie anti evoluzione

foto by freepick.com

Bloccarsi in un rigido e specifico modo di capire il mondo, quale che sia, è la causa di tre terribili malattie che affliggono l’umanità e a cui mi piacerebbe porvi rimedio.
La prima è “LA SERIETA’”. ( vedi mary poppins) Se uno decide di fare qualunque cosa va benissimo ma se vi prendete sul serio allora ecco che la cosa vi accecherà e diventerete terribilmente miopi e ottusi e questo potrà crearvi qualche problema con “l’altro”.

La seconda malattia anti-evoluzione è la “CERTEZZA”, la sicurezza. La certezza è quando la gente smette di pensare e di accorgersi di ciò che la circonda Ogni volta che vi sentite certi di qualcosa potete star sicuri che qualche elemento vi è sfuggito. Qualche volta può essere comodo e utile ignorare una certa cosa per qualche tempo, ma se siete assolutamente “CERTI” probabilmente la trascurerete per sempre. E’ facile farsi sorprendere dalla certezza. Anche chi è incerto solitamente e certo di esserlo. O è SICURO di essere SICURO o è SICURO di essere INSICURO.
E’ raro trovare qualcuno che sia incerto sui propri dubbi o incerto della propria certezza. Questa esperienza la si può creare ma di solito non la si incontra. Si potrebbe chiedere a qualcuno : “ sei abbastanza sicuro della tua insicurezza?
E’ una domanda stupida ma dopo che la si pone l’altro non sarà più sicuro.
La terza è più deleteria malattia è “L’IMPORTANZA” : e credere di essere importanti è la peggiore di tutte.
Non appena qualcosa diventa “IMPORTANTE”, ciò implica che altre cose no lo sono . L’importanza è un ottimo modo per giustificare la cattiveria o la distruttivi, o il fare qualsiasi cosa abbastanza sgradevole da aver bisogno di una giustificazione.

Queste tre malattie sono quelle che bloccano la maggior parte delle persone. Si può decidere che una certa cosa è importante ma non si riesce a prenderla sul serio fintanto che non si è SICURI che è importante.
A questo punto si smette completamente di pensare.

(testo tratto da Richard Blander)

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Capire la confusione

foto tratta da freepik.com

Capire é un processo vitale per la sopravvivenza e l’apprendimento. Se in qualche modo non riusciste a dare un senso alla vostra esperienza vi trovereste in guai molto grossi. Ciascuno di noi ha circa un kilo e mezzo di materia grigia che può fare cose veramente fantastiche e strepitose ma non ha modo di capire niente in modo veramente completo.

Quando pensiamo di capire qualcosa, questa è sempre una definizione di ciò che non sapete. karl Popper l’ha detto bene: “la conoscenza è una raffinata dichiarazione di ignoranza”.

Esistono diversi tipi di comprensione ed alcuni sono molto più utili di altri:

Un primo tipo di comprensione vi permette di giustificare quello che fate, e vi fornisce delle ragioni per non riuscire a fare niente di diverso. “ le cose stanno così perché… ed è per questo che non si può cambiare nulla”.
Ai miei tempi si diceva “che scusa del cavolo”.
Gran parte di ciò che gli “esperti” dicono della schizofrenia o della difficoltà di apprendimento appartiene a questa categoria. Sono solo delle definizioni che possono fare colpo, ma che fondamentalmente si tratta di insiemi di parole che dicono “ “NON CI SI PUO’ FARE NULLA.”

Personalmente non sono interessato a modi di capire che portano ad un vicolo cieco.

Un secondo tipo di comprensione ci permette semplicemente di provare una sensazione piacevole “ Ahhhh”. E’ un po come una risposta condizionata come il cane di Maslow che salivava al suono di un campanello e tutto quello che se ne ricava e quella sensazione piacevole.
E’ il genere di cosa che che può portare a dire: “Oh si, l’IO è quello lasso in cima alla tabella. L’ho già vista; si capisco”
Fatto sta che questo genere di comprensione non ci insegna a fare nulla di nuovo.

Un terzo tipo di comprensione ci permette di parlare di determinati argomenti utilizzando termini altisonanti e talvolta addirittura equazioni.
Quanti di voi hanno raggiunto una qualche “ comprensione” di un certo modo di comportarsi che a loro non piace ma questa comprensione non serve loro a comportarsi diversamente?

Questo è un esempio di quello che sto dicendo.
I concetti possono essere utili, ma solo se hanno una base esponenziale e solo se permettono di FARE qualcosa di diverso.
Spesso si può indurre una persona ad accettare consciamente una certa idea, ma è raro che questo la porti a comportarsi diversamente: “ si, si lo so che è sbagliato ma non riesco a fare diversamente”

Se c’è qualcosa di dimostrato oltre ogni dubbio dalla maggior parte delle religioni del mondo è proprio questo.
Prendete per esempio il comandamento “ non uccidere” Non dice: “salvo che”. Eppure i Crociati facevano allegramente a fette i mussulmani, e la maggioranza morale vuole più armi per far fuori un bel po di gente in più tra quelli che non la pensano come noi.

Un giorno durante un corso un partecipante mi pone la domanda: “ una persona di tipo visivo è la stessa cosa del io genitore in analisi transazionale?

Questa domanda mi dice che questa persona sta cercando di costringere il “nuovo concetto” per costringerlo a forza in concetti che già si posseggono.

Se si può far si che qualcosa di nuovo collimi con quello che già si sa, non se ne imparerà nulla, e nulla cambierà del nostro comportamento.
Si avrà solo una piacevole sensazione di comprensione.

L’unico tipo di comprensione che veramente mi attrae e mi interessa e quello che ci permette di FARE.

Adesso leggendo questo articolo potrà capitare che qualcuno provi un pizzico di confusione e questo perché quanto scritto non collima con i propri concetti già acquisiti da lungo tempo.

Moti potranno dire ma non riesco a capire… mi hai fatto venire un sacco di confusione in testa..ecc
Ma cos’è questa confusione?

E’ il segnale inequivocabile che il nostro cervello si sta preparando ad una nuova comprensione.

La confusione è una splendida opportunità di ristrutturare la propria esperienza e e quindi di rompere i pregressi schemi comportamentali per fare qualcosa di nuovo.
E questo vi permette di vedere e sentire il mondo in un modo diverso da quello vecchio e magari problematico o che almeno non vi piaceva.

(testo tratto da Richard Bandler)

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