Le tre malattie anti evoluzione

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Bloccarsi in un rigido e specifico modo di capire il mondo, quale che sia, è la causa di tre terribili malattie che affliggono l’umanità e a cui mi piacerebbe porvi rimedio.
La prima è “LA SERIETA’”. ( vedi mary poppins) Se uno decide di fare qualunque cosa va benissimo ma se vi prendete sul serio allora ecco che la cosa vi accecherà e diventerete terribilmente miopi e ottusi e questo potrà crearvi qualche problema con “l’altro”.

La seconda malattia anti-evoluzione è la “CERTEZZA”, la sicurezza. La certezza è quando la gente smette di pensare e di accorgersi di ciò che la circonda Ogni volta che vi sentite certi di qualcosa potete star sicuri che qualche elemento vi è sfuggito. Qualche volta può essere comodo e utile ignorare una certa cosa per qualche tempo, ma se siete assolutamente “CERTI” probabilmente la trascurerete per sempre. E’ facile farsi sorprendere dalla certezza. Anche chi è incerto solitamente e certo di esserlo. O è SICURO di essere SICURO o è SICURO di essere INSICURO.
E’ raro trovare qualcuno che sia incerto sui propri dubbi o incerto della propria certezza. Questa esperienza la si può creare ma di solito non la si incontra. Si potrebbe chiedere a qualcuno : “ sei abbastanza sicuro della tua insicurezza?
E’ una domanda stupida ma dopo che la si pone l’altro non sarà più sicuro.
La terza è più deleteria malattia è “L’IMPORTANZA” : e credere di essere importanti è la peggiore di tutte.
Non appena qualcosa diventa “IMPORTANTE”, ciò implica che altre cose no lo sono . L’importanza è un ottimo modo per giustificare la cattiveria o la distruttivi, o il fare qualsiasi cosa abbastanza sgradevole da aver bisogno di una giustificazione.

Queste tre malattie sono quelle che bloccano la maggior parte delle persone. Si può decidere che una certa cosa è importante ma non si riesce a prenderla sul serio fintanto che non si è SICURI che è importante.
A questo punto si smette completamente di pensare.

(testo tratto da Richard Blander)

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Capire la confusione

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Capire é un processo vitale per la sopravvivenza e l’apprendimento. Se in qualche modo non riusciste a dare un senso alla vostra esperienza vi trovereste in guai molto grossi. Ciascuno di noi ha circa un kilo e mezzo di materia grigia che può fare cose veramente fantastiche e strepitose ma non ha modo di capire niente in modo veramente completo.

Quando pensiamo di capire qualcosa, questa è sempre una definizione di ciò che non sapete. karl Popper l’ha detto bene: “la conoscenza è una raffinata dichiarazione di ignoranza”.

Esistono diversi tipi di comprensione ed alcuni sono molto più utili di altri:

Un primo tipo di comprensione vi permette di giustificare quello che fate, e vi fornisce delle ragioni per non riuscire a fare niente di diverso. “ le cose stanno così perché… ed è per questo che non si può cambiare nulla”.
Ai miei tempi si diceva “che scusa del cavolo”.
Gran parte di ciò che gli “esperti” dicono della schizofrenia o della difficoltà di apprendimento appartiene a questa categoria. Sono solo delle definizioni che possono fare colpo, ma che fondamentalmente si tratta di insiemi di parole che dicono “ “NON CI SI PUO’ FARE NULLA.”

Personalmente non sono interessato a modi di capire che portano ad un vicolo cieco.

Un secondo tipo di comprensione ci permette semplicemente di provare una sensazione piacevole “ Ahhhh”. E’ un po come una risposta condizionata come il cane di Maslow che salivava al suono di un campanello e tutto quello che se ne ricava e quella sensazione piacevole.
E’ il genere di cosa che che può portare a dire: “Oh si, l’IO è quello lasso in cima alla tabella. L’ho già vista; si capisco”
Fatto sta che questo genere di comprensione non ci insegna a fare nulla di nuovo.

Un terzo tipo di comprensione ci permette di parlare di determinati argomenti utilizzando termini altisonanti e talvolta addirittura equazioni.
Quanti di voi hanno raggiunto una qualche “ comprensione” di un certo modo di comportarsi che a loro non piace ma questa comprensione non serve loro a comportarsi diversamente?

Questo è un esempio di quello che sto dicendo.
I concetti possono essere utili, ma solo se hanno una base esponenziale e solo se permettono di FARE qualcosa di diverso.
Spesso si può indurre una persona ad accettare consciamente una certa idea, ma è raro che questo la porti a comportarsi diversamente: “ si, si lo so che è sbagliato ma non riesco a fare diversamente”

Se c’è qualcosa di dimostrato oltre ogni dubbio dalla maggior parte delle religioni del mondo è proprio questo.
Prendete per esempio il comandamento “ non uccidere” Non dice: “salvo che”. Eppure i Crociati facevano allegramente a fette i mussulmani, e la maggioranza morale vuole più armi per far fuori un bel po di gente in più tra quelli che non la pensano come noi.

Un giorno durante un corso un partecipante mi pone la domanda: “ una persona di tipo visivo è la stessa cosa del io genitore in analisi transazionale?

Questa domanda mi dice che questa persona sta cercando di costringere il “nuovo concetto” per costringerlo a forza in concetti che già si posseggono.

Se si può far si che qualcosa di nuovo collimi con quello che già si sa, non se ne imparerà nulla, e nulla cambierà del nostro comportamento.
Si avrà solo una piacevole sensazione di comprensione.

L’unico tipo di comprensione che veramente mi attrae e mi interessa e quello che ci permette di FARE.

Adesso leggendo questo articolo potrà capitare che qualcuno provi un pizzico di confusione e questo perché quanto scritto non collima con i propri concetti già acquisiti da lungo tempo.

Moti potranno dire ma non riesco a capire… mi hai fatto venire un sacco di confusione in testa..ecc
Ma cos’è questa confusione?

E’ il segnale inequivocabile che il nostro cervello si sta preparando ad una nuova comprensione.

La confusione è una splendida opportunità di ristrutturare la propria esperienza e e quindi di rompere i pregressi schemi comportamentali per fare qualcosa di nuovo.
E questo vi permette di vedere e sentire il mondo in un modo diverso da quello vecchio e magari problematico o che almeno non vi piaceva.

(testo tratto da Richard Bandler)

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